OGGI: storie di bacchette cinesi
Ieri sera: fatto baldoria.
Vado a letto che è mezzanotte passata, quasi l'una. Accendo la tivù. Cerco qualche telegiornale flash o magari una rassegna stampa (di solito guardo quella su raitre, di solito con Maria Cuffaro). Niente. Non riesco a prendere sonno (più tardi invece mi addormenterò e farò un sogno: dal balcone della mia stanza, in alto, in cielo, osserverò delle strane luci. Mi affaccerò meglio e vedrò che da alcuni nuvoloni neri-bluscuri fanno capolino strane luci che dapprima sembreranno "semplici" comete o palle spaziali o, meglio ancora, meteoriti -- che però procedono orizzontalmente -- e poi, invece, m'accorgerò essere delle vere e proprie navicelle spaziali -- proprio a forma di disco, e proprio oscillanti, e proprio con gli oblò e ci manca solo ET che faccia ciao con la mano e quel suo dito/torcia elettrica e la piccola Drew Berrymore che chi se lo immaginava sarebbe diventata così carina --. Allora, speventato all'idea di essere solo dinanzi a quel fenomeno incredibile, mi metterò ad urlare a squarciagola per attirare l'attenzione, e correrò in cucina a chiamare mio padre -- mio padre che è, tra l'altro, un grande appassionato di fantascienza diciamo così, filmica --. E mio padre accorrerà. Ma mio padre non farà in tempo. E, a quel punto, nel cielo non ci sarà più niente. Ma, quel che è peggio, è che lui -- mio padre -- si accorgerà che quelle che probabilmente avevo visto in cielo non erano astronavi provenienti da un altro pianeta, tantomeno un insolito fenomeno atmosferico, ma le proiezioni luminose di un giocattolo -- nel sogno vedrò perfettamente il giocattolo: ha la forma di una trottola per bambini, di quelle che se le facevi andare veloci all'interno si dischiudeva un fiore di plastica e dentro appariva un'ape, mi sembra -- con il quale le figlie del signore che abita al piano sotto da me stavano giocando in quel momento -- all'una di notte?!?. E fine del sogno). Dunque, scrivevo che ieri sera non riuscivo a dormire. E allora mi sono ricordato che qualche ora prima, prima che iniziasse la baldoria vera e propria, un mio amico mi aveva regalato un libro che lui stesso aveva comprato insieme ad altri ma s'era dimentico di averlo già. Lo tengo nello zaino (io vado sempre in giro con uno zaino sulle spalle). Lo prendo. E' ben impacchettato. Allora mi inginocchio sul letto e do il via alle macchinose operazioni per liberarlo. Di solito ci riesco grazie alle miei unghie (non sono uno di quelle che se le mangia). Ma questa volta niente da fare: le ho tagliate da poco. Provo con i denti. No, perchè ho paura di farmi male (già mi è successo, tra l'altro). Vedo che su un lato c'è un minuscolo forellino. Potrei infilarci un dito e poi strappare. Ma che. Non le mie dita (parecchio grandi e cicciotte). A questo punto: la brillante idea. Apro il cassetto di fianco al letto. Mi dico: qua dentro troverò sicuramente qualcosa che farà al caso mio. Cerco, frugo, ravano. Niente. Servirebbe una chiave. Magari un tagliaunghie. Solo cavi elettrici (anche quello del basso di mio fratello: mai suonato, per mia fortuna), carica batterie del cellulare, una vecchia foto scolastica... TA DAM!!! Ecco! Una bacchetta del ristorante cinese! Là, sistemata in fondo in fondo, sola soletta. La afferro. Valuto le dimensioni della punta (mi sa che può andare). La infilo nel buchetto dell'involucro. Ci va? Ci va. Allora entro, penetro, allargo, ruoto, divarico e infine squarcio. Faccio il resto con le mani. Quando resto con il libro "liberato", lo sfoglio un po', lo guardo, cerco un indice (non c'è). E' piuttosto breve. Magari lo leggerò sabato, in treno [venerdì sera saprete di cosa sto parlando]. Sì, farò così. Metto da parte il libro. Spengo la tivù. Al buio, mi rigiro la bacchetta del ristorante cinese tra le dita come a volte fanno i batteristi durante i concerti. Un paio di minuti dopo, m'addormento. Questa mattina, al risveglio, non ho trovato più la bacchetta. Chissà, magari Drew Barrymore è entrata nella mia stanza e se l'è portata via.
Seee...
Come no.
Sogna Francesco.
Sogna.
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